martedì 10 febbraio 2015

Numero Zero - Umberto Eco

Avevo apprezzato Il cimitero di Praga
Purtroppo non posso dire lo stesso di questo libro, che al di là di una scrittura fluida e a tratti accattivante ha una trama esilissima e prevedibile che induce più allo sbadiglio che alla riflessione acculturata; l'unica cosa che trovo azzeccata - se non altro come giudizio di valore del testo - è proprio il titolo. 

I "misteri italiani" alla Lucarelli li ho visti sviscerare da anni fin nelle ipotesi più inverosimili. Leggere di una pseudoredazione di quasigiornalisti più o meno falliti che guidati da un quasidirettore redigono una serie di "numeri Zero" di una presunta rivista per scopi scandalistico/ricattatori non mi fa più né caldo né freddo. Se anche fossero "veri" appunti basati su storie di vita vissuta di una redazione degli anni Novanta sanno di stantio, di chiuso, di muffa. E la storia di Mussolini che non è morto a Dongo ma è scappato in (Argentina? Paraguay? Tibet? Zambia? Gondwana?) ponendosi al centro di una rete di intrighi in cui passano tutti, da Junio Valerio Borghese a Papa Luciani e alle Brigate Rosse è un plot da racconto spionistico di terz'ordine. 

Persino la velleitaria storia d'amore tra lo scrittore fallito e la ragazza esperta di "affettuose amicizie" sembra appiccicata lì con lo sputo, solo per dare un minimo di senso a una narrazione che se fosse stata scritta da qualcun altro sarebbe finita seduta stante nel cestino delle cartacce dell'Editore e non sui banchi delle librerie. 

Se volete ve la scrivo io una trama credibile, in sette punti esplicativi, riguardo a questo libro. Eccola qua: 1) l'Editore paga profumatamente l'Autore scopo scrittura n° tot libri ogni anno; 2) l'Autore, per quanto già noto & benestante non rifiuta la pecunia, che sarà pure lo sterco del Diavolo ma è uno sterco indispensabile per concimare tutta una serie di attività. Quindi accetta ben sapendo 3) di non avere un bel nulla da pubblicare e 4) di non avere nemmeno un'ispirazione decente per produrre alcunché a scadenza certa. 5) Al termine stabilito giustamente l'Editore chiede e 6) l'Autore si affanna, si dispera, si ricorda infine di avere in fondo a qualche cassetto quegli appunti e 7) in qualche modo raffazzona una storia, certo che di poter mascherare la cosa grazie alla sua Chiara Fama. 

In definitiva carta rubata al macero, dove giustamente - prima o poi - finirà comunque.

Umberto Eco
NUMERO ZERO
Copertina dura, 218 pagine
Edizioni Bompiani



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