martedì 3 febbraio 2015

Del gelso di casa Sasso Nero a Javello

Il gelso centenario di Casa Sasso Nero
Salendo per la strada che dall'abitato di Bagnolo sale tortuosamente verso i boschi e la villa di Javello si incontrano diverse case coloniche, un tempo appartenenti alla villa in questione, adesso quasi tutte restaurate e trasformate in residenze di campagna per cittadini.

Gli antichi poderi che le circondavano sono rimasti vittime dell'inesorabile smembramento che è seguito alla perdita della loro funzione produttiva, col risultato che solo i terreni più prossimi agli edifici sono rimasti ad essi collegati, mentre il resto delle loro antiche pertinenze - uliveti, boschi, vigneti - sono diventati solo uno sfondo per allietare lo sguardo degli attuali residenti, che frequentano questi luoghi per lo più nei fine settimana o durante le ferie estive.

Anche ciò che resta dell'antico paesaggio agrario, massimamente oliveti e vigne spesso coltivati in quei campi terrazzati che testimoniano silenziosamente il lavoro di generazioni di contadini, è stato riadattato alle esigenze del cittadino che "gioca" a fare il coltivatore diretto, abbandonando le attività che richiedono una presenza costante e un forte impegno di manodopera a favore di quelle che possono - o si pensa che possano - essere praticate nel così detto "tempo libero".

La coltivazione del gelso è una delle attività che abbiamo perduto e che non fa parte di quelle "giocate" nel fine settimana dai cittadini in libera uscita. Collegata all'allevamento del baco da seta, la coltivazione di questa pianta originaria dell'Asia era diffusa in tutta la Toscana in forma più o meno dispersa, di solito come attività sussidiaria portata avanti dai contadini con quel sistema produttivo "misto" tipico del podere mezzadrile, che tendeva ad ottimizzare anche così l'impiego della numerosa manodopera familiare nel corso delle stagioni.

Dal gelso, oltre alle foglie - indispensabili per l'allevamento dei bachi da seta che se ne nutrono - si utilizzano i frutti dette "more". Maturano nel mese di giugno e vantano svariate proprietà curative nei confronti di febbre e affezioni dell'apparato respiratorio. Non ultima cosa, sono anche buone da mangiare e per aromatizzare liquori.

Il gelso della casa Sasso Nero è un esemplare imponente di questa specie. Penso che sia stato messo in loco al momento della costruzione della casa colonica nelle forme attuali, più o meno tra il XVII e il XVIII secolo. La sua età è quindi di circa 400 anni, ed entra in questo modo di diritto tra i "monumenti verdi" della nostra zona, da conservare, tutelare e visitare, naturalmente con la dovuta reverenza di fronte a un essere che ha attraversato indenne oceani di tempo per giungere fino a noi.

Carta IGM al 25:000 della zona di Javello

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