domenica 5 ottobre 2014

Sulle praterie del Monte Subasio alla ricerca dei mortari

Seguendo uno degli itinerari proposti dalla Regione Umbria abbiamo affrontato questa lunga traversata ad anello delle praterie sommitali del Monte Subasio in una bella giornata di ottobre, salendo da un'Assisi affollata di pellegrini giunti per le celebrazioni della festa di San Francesco fino al parcheggio degli Stazzi, situato un paio di chilometri oltre all'Eremo di Santa Maria delle Carceri.

Vicino al parcheggio, una singolare scultura in bronzo simboleggiante il Fuoco, la prima di alcune che abbiamo incontrato lungo la nostra passeggiata, dedicate agli elementi della Natura.
Il Fuoco

Già dopo pochi passi si intuisce il tema dominante di questa passeggiata, quello della grande prateria che copre interamente la vetta del monte Subasio, situato in posizione strategica proprio al centro della Valle Umbra. Come una balconata il monte si apre a 360° verso tutta l'Italia Centrale.

Nelle giornate serene si riescono a vedere gli Appennini dal Gran Sasso a Sud fino al Fumaiolo
e all'Alpe della Luna verso Nord, quasi 300 km di visuale. Purtroppo oggi la foschia non consentiva di spingere lo sguardo tanto lontano, ma s'intuiva comunque la vastità del panorama.

Praterie presso la cima del Monte Subasio (1290 mt)
Sui prati molti animali al pascolo, specialmente cavalli e mucche. Di quando in quando si trovano grandi abbeveratoi in muratura alimentati da serbatoi, perché la sommità carsica del Subasio è assai povera di acque superficiali, e gli animali hanno sete.
Cavalli nei pressi di un abbeveratoio
Si procede seguendo una serie di pietre segnate in bianco e rosso fino a raggiungere la vetta, che è pochi metri al di sopra dei prati circostanti. Accanto una piccola dolina, a testimonianza della natura carsica del suolo. Sulla vetta un cippo è stato posto da un'associazione locale di appassionati della montagna; intorno nel 2008 sono stati aggiunti quattro tabelloni esplicativi che indicano tutti i luoghi geografici che si vedono da quassù.
La vetta del monte Subasio
Una strada bianca attraversa l'intera dorsale, scendendo infine a Collepino e Spello. Nei pressi della vetta viene a coincidere con il sentiero e poco più avanti passa accanto a quello che era un osservatorio aereo della Seconda Guerra Mondiale, diventato adesso una selva di antenne di trasmissione radio telefonica.

Poco più avanti di questo "monumento" alla modernità un altra scultura, questa volta rappresentante il Vento che soffia sul Subasio, segnala l'inizio del sentiero per il Mortaro Grande, la dolina più vasta tra quelle esistenti sul monte Subasio.
Il Vento
Per chi non lo sapesse le doline sono delle formazioni geologiche ad imbuto tipiche dei terreni carsici, dall'aspetto simile a quello di un cratere vulcanico ma dalla genesi completamente diversa. Nascono infatti dall'erosione delle rocce calcaree effettuate dalle acque meteoriche che lentamente sciolgono gli strati superficiali delle rocce fino a creare fratture che in punti particolarmente favorevoli hanno struttura radiale e che portano attraverso secoli di evoluzione a plasmare strutture imbutiformi: le doline, che nell'area del Subasio vengono chiamate "mortari" per il loro aspetto simile a quello di un mortaio, il recipiente in cui si triturano le sostanze in cucina o in farmacia.
Il Mortaro Grande
Il Mortaro Grande ha delle misure assolutamente rispettabili: 300 metri di diametro per 60 di profondità e una forma imbutiforme molto regolare. In epoche passate, insieme al vicino Mortarolo, una dolina molto più piccola, veniva usata come deposito di ghiaccio pressando la neve che si accumulava all'interno e coprendola con uno strato di fieno che serviva da isolante termico.

Dopo i due Mortari il sentiero prosegue dapprima quasi in piano e poi scendendo ripidamente obliquando fino a raggiungere il primo dei due "rifugi" toccati in questa passeggiata. Nulla a che vedere con i rifugi alpini: si tratta di un piccolo edificio aperto dotato di camino, tavolo e qualche servizio essenziale accanto a una fonte chiamata Fonte Bregno. Nella fonte posta a pochi metri un'altra scultura bronzea simboleggiante l'Acqua.
Fonte Bregno
Superata Fonte Bregno il sentiero prosegue quasi in piano proprio al limite tra le praterie e i boschi sottostanti, fino a raggiungere l'ultimo dei punti focali di questo tracciato, la Croce di Sasso Piano, che offre oltre all'aereo panorama sulla valle Umbra anche una veduta dall'alto di Assisi.
Croce di Sasso Piano (1128 metri)
Dopo la croce il sentiero prosegue in lieve discesa, toccando l'altro "rifugio" di Vallonica e rientrando in breve al punto di partenza.

In tutto abbiamo percorso in 4 ore circa di cammino effettivo 13,5 km superando in vari saliscendi 450 metri di dislivello. Chi volesse scaricare la traccia GPS dell'itinerario in formato GPX può cliccare qui: chi invece fosse interessato alla cartina clicchi questo link.

TRACCIATO GPS E CARTOGRAFIA FORNITA DALLA REGIONE UMBRIA E PERSONALMENTE VERIFICATA.

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